La specie di piante che è individuata dalla dicitura "Arctium Lappa" è nota anche come Bardana maggiore. In realtà la denominazione "Arctium Lappa" si appiccica a delle belle piante spontanee, resistenti e adattabili, che vivono come popolazioni numerose su vasti territori.
Quelli di noi che sono stati giovani quando ancora c'era un rapporto stretto con la campagna o quelli che questo rapporto ce l'hanno ancora, non possono non ricordare le Bardane: con le loro ampie foglie verdi dall'odore intenso e, soprattutto, con quei loro frutti che, quando sono "pronti", si appiccicano saldamente ai mantelli di pelo o di altri tessuti e, pertanto, anche alla maggior parte dei nostri vestiti.
Chi non li ha mai tirati addosso questi frutti uncinati delle Bardane (che si dice abbiano ispirato l'invenzione delle cerniere lampo) per provocazione o per gioco ai suoi o alle sue compagne? E quale possessore di cani (in particolare se a pelo lungo), dopo averli fatti scorrazzare d'estate o in autunno su terreni incolti, non ha mai dovuto tirare fuori tutta la sua pazienza per liberargli il manto dalla loro presa?
L'aspetto generale della cosa prende il nome di DISPERSIONE. Le Bardane, essendo impossibilitate a spostarsi come tutte le altre piante, affrontano la necessità inderogabile di diffondere la propria progenie con un loro specifico meccanismo: agganciare saldamente i loro frutti al pelo dei mammiferi per assicurarsi un trasporto "lungo" e perciò una dispersione "ampia" dei propri semi.
Ovvio che questo loro modo non è che un possibile modo. Altre piante, per ottenere lo stesso risultato, si assegnano al vento, agli uccelli, ai fiumi o agli oceani o i propri semi al momento giusto addirittura li sparano... Insomma c'è una varietà davvero ampia di modalità dispersive e, per interpretarle, c'è una varietà sconfinata di forme e di strutture (soprattutto dei semi) adatte allo scopo.
Le piante di Bardana interessano per gli effetti benefici (quindi curativi) che possono avere su di noi quando le adoperiamo e per gli utilizzi gastronomici che se ne possono fare.
Per quanto riguarda gli effetti curativi -e questo vale per tutte le piante- è bene concentrarsi sui soli effetti principali, convalidati dalla ricerca e dall'esperienza, tralasciando quelli ipotetici o secondari, altrimenti si rischia di creare una gran confusione. A leggere certi libri sembra infatti che le piante facciano sempre bene e che tutte facciano bene per tutto.
Dunque le piante di Bardana maggiore (Arctium lappa) possono svolgere anzitutto un'azione depurativa. Permettono cioè di disintossicare, eliminare tossine. Le drenano fuori agendo su fegato, reni, intestino e pelle. In fondo le principali "vie d'uscita" dal corpo sono evidenti: urina, feci, sudore e secrezioni della pelle. Dunque, blando potenziamento dell'attività epatica, della secrezione biliare, della diuresi, del transito intestinale e accrescimento secretivo delle ghiandole sudoripare e migliore regolazione della secrezione sebacea: tutto questo le piante di Bardana possono farlo. Sono conosciute da sempre come potenti depurativi con in più un'interessante azione ipoglicemizzante, ipocolesterolemizzante e antibiotica.
Insomma, con le Bardane oltre a espellere tossine ci si può abbassare sia la glicemia sia il colesterolo.
Per quanto riguarda l'azione antibiotica, già nel 1929 il medico genovese C.Gibelli studiò in questo senso l'azione delle muffe e di molte piante tra cui le bardane di cui mise i semi a germogliare in acqua. Si rese conto che l'acqua in cui germogliavano questi semi assumeva proprietà batteriostatiche paragonabili a quelle evidenziate nei terreni di coltura delle muffe. Col ché appurò che l'uso popolare delle Bardane nelle foruncolosi ed in altre dermatosi non era privo di fondamento.
Per i preparati (decotti, tinture, vini medicati, amari ecc) si usa tutta la pianta, quindi anche la radice.
Con la radice, polverizzata e unita a burro acqua e sale si facevano in passato dei biscotti raccomandati per i diabetici.
Le foglie più tenere, prima che diventino troppo amare possono essere aggiunte alle zuppe o utilizzate nelle frittate; invece, una volta seccate, pare che si prestino anche ad essere fumate, insieme a quelle di biancospino e di "Tasso barbasso"..
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sabato 12 ottobre 2013
lunedì 23 settembre 2013
LE BASI 2: DIATOMEE
Della triade formata coi Dinoflagellati e i Coccolitofori, le Diatomee (100.000 specie classificate) costituiscono la componente principale.
Sono piante microscopiche, invisibili ad occhio nudo, che proteggono la loro fragile complessità di cellule con dei gusci artisticamente perforati e trasparenti a base di silice.
Le loro fioriture oceaniche sono immense. Facilmente visibili dai satelliti, arrivano ad occupare 1/10 della superficie degli oceani. Sostengono in gran parte tutta la catena alimentare degli organismi che popolano i mari e, nell'insieme sono talmente imponenti che 1/4 addirittura dell'ossigeno che respiriamo lo dobbiamo a loro.
Il bello della storia è che la loro esplosione è dovuta ad un altro grandioso evento che ha avuto luogo sulle terre emerse: ovvero alla formazione, avvenuta qualche milione di anni fa, di immense praterie che hanno preso il posto di altrettante immense foreste.
In fondo un'erba (una pianta erbacea) può essere considerata un albero mal riuscito. Di un albero non ha né l'imponenza, né la resistenza. Eppure le erbe hanno supplito la loro piccolezza col numero e con due armi micidiali: un migliore utilizzo dell'anidride carbonica e un essiccamento a maturazione soggetto a una grande infiammabilità capace come tale di far abbrustolire gli alberi mantenendo invece vive le proprie parti sotterranee. Subito pronte a ricrescere.
In questo modo si sono formate immense praterie continentali.
Una vera pacchia per le mandrie di erbivori.
Senonché le erbe delle praterie hanno imparato (per selezione) a diventare resistenti. E lo hanno fatto assorbendo Silicio dal terreno per incorporarlo come cristalli e come aghi nelle loro foglie.
Così facendo, con questa loro arma usuradenti, hanno decretato l'estinzione di circa il 50% delle specie di erbivori determinando l'affermarsi di specie via via meglio attrezzate: dotate di denti più massicci, più resistenti e anche a crescita continua come accade per le unghie.
Risultato: milioni e milioni di tonnellate di escrementi contenenti silice hanno cominciato ad affluire attraverso i fiumi nei mari e hanno permesso alle Diatomee di diventare numericamente immense.
Che intrecci! Che legami abbiamo anche noi con questi intrecci!
Sono legami di fondo, diciamo di base. Il problema (e il dramma) è che - come ho già detto nel post precedente- chi più parla, specialmente ai giovani, non parla mai delle basi reali della loro e della nostra esistenza.
Sono piante microscopiche, invisibili ad occhio nudo, che proteggono la loro fragile complessità di cellule con dei gusci artisticamente perforati e trasparenti a base di silice.
Le loro fioriture oceaniche sono immense. Facilmente visibili dai satelliti, arrivano ad occupare 1/10 della superficie degli oceani. Sostengono in gran parte tutta la catena alimentare degli organismi che popolano i mari e, nell'insieme sono talmente imponenti che 1/4 addirittura dell'ossigeno che respiriamo lo dobbiamo a loro.
Il bello della storia è che la loro esplosione è dovuta ad un altro grandioso evento che ha avuto luogo sulle terre emerse: ovvero alla formazione, avvenuta qualche milione di anni fa, di immense praterie che hanno preso il posto di altrettante immense foreste.
In fondo un'erba (una pianta erbacea) può essere considerata un albero mal riuscito. Di un albero non ha né l'imponenza, né la resistenza. Eppure le erbe hanno supplito la loro piccolezza col numero e con due armi micidiali: un migliore utilizzo dell'anidride carbonica e un essiccamento a maturazione soggetto a una grande infiammabilità capace come tale di far abbrustolire gli alberi mantenendo invece vive le proprie parti sotterranee. Subito pronte a ricrescere.
In questo modo si sono formate immense praterie continentali.
Una vera pacchia per le mandrie di erbivori.
Senonché le erbe delle praterie hanno imparato (per selezione) a diventare resistenti. E lo hanno fatto assorbendo Silicio dal terreno per incorporarlo come cristalli e come aghi nelle loro foglie.
Così facendo, con questa loro arma usuradenti, hanno decretato l'estinzione di circa il 50% delle specie di erbivori determinando l'affermarsi di specie via via meglio attrezzate: dotate di denti più massicci, più resistenti e anche a crescita continua come accade per le unghie.
Risultato: milioni e milioni di tonnellate di escrementi contenenti silice hanno cominciato ad affluire attraverso i fiumi nei mari e hanno permesso alle Diatomee di diventare numericamente immense.
Che intrecci! Che legami abbiamo anche noi con questi intrecci!
Sono legami di fondo, diciamo di base. Il problema (e il dramma) è che - come ho già detto nel post precedente- chi più parla, specialmente ai giovani, non parla mai delle basi reali della loro e della nostra esistenza.
domenica 22 settembre 2013
LE BASI 1
Può sembrare una banalità dire che le strutture grandi che formano "il Mondo" sono fatte di strutture meno grandi che sono fatte di strutture ancore meno grandi e così via. E' poi vero che ciò che riguarda diciamo così l'ANATOMIA delle cose vale non di meno per la loro FISIOLOGIA e cioè per il loro funzionamento.
A questo proposito si può prendere ad esempio una delle basi della vita nel pianeta Terra. Mi riferisco al plancton marino, ovviamente vegetale e cioè fotosintetico da cui dipende tutta la vita degli oceani quindi, più o meno direttamente, anche la nostra.
Stiamo parlando di minuscoli esseri unicellulari, neanche singolarmente visibili, che fluttuano nelle acque. Microscopici, ma che, nell'insieme, formano una massa che supera di gran lunga la massa costituita da tutti gli altri esseri che vivono nei mari e che, uno dopo l'altro, direttamente o indirettamente se ne nutrono.
Tre sono i loro grandi gruppi dalle forme spesso sorprendenti: Diatomee, Coccolitofori, Dinoflagellati.
Ovviamente, per costruirsi e per moltiplicarsi in massa come fanno, hanno bisogno di sostanze semplici che devono trovarsi disciolte nelle acque degli oceani. Le moderne piante coi fiori, con la facile degradabilità delle loro parti morte (foglie, rami, ecc) apportano, insieme al dilavamento delle terre emerse e alle correnti oceaniche in risalita, gli elementi semplici che gli abbisognano.
A questo proposito si può prendere ad esempio una delle basi della vita nel pianeta Terra. Mi riferisco al plancton marino, ovviamente vegetale e cioè fotosintetico da cui dipende tutta la vita degli oceani quindi, più o meno direttamente, anche la nostra.
Stiamo parlando di minuscoli esseri unicellulari, neanche singolarmente visibili, che fluttuano nelle acque. Microscopici, ma che, nell'insieme, formano una massa che supera di gran lunga la massa costituita da tutti gli altri esseri che vivono nei mari e che, uno dopo l'altro, direttamente o indirettamente se ne nutrono.
Tre sono i loro grandi gruppi dalle forme spesso sorprendenti: Diatomee, Coccolitofori, Dinoflagellati.
Ovviamente, per costruirsi e per moltiplicarsi in massa come fanno, hanno bisogno di sostanze semplici che devono trovarsi disciolte nelle acque degli oceani. Le moderne piante coi fiori, con la facile degradabilità delle loro parti morte (foglie, rami, ecc) apportano, insieme al dilavamento delle terre emerse e alle correnti oceaniche in risalita, gli elementi semplici che gli abbisognano.
Tanto per fare un esempio le fioriture di una sola particolare specie di coccolitoforo possono coprire aree di oltre 100.000 kmq (1/3 dell'Italia) e, tra l'altro, produrre quantità significative di una sostanza che fa da seme per la formazione delle nuvole..
Insomma le interdipendenze sono tante e tutte le strutture sono legate le une con le altre. Ciò che bisogna conoscere, o meglio, che ha senso conoscere, è la trama complessa di questi legami. Se il fitoplancton prospera prospera anche la vita marina. Se c'è deforestazione in atto, e ce n'è tanta, la cosa deprime la vita marina perché deprime il fitoplancton.....
Per non sragionare non bisognerebbe mai perdere di vista quelle che sono le basi reali della nostra esistenza.
Se, per esempio, tanto per riferirsi alle basi, la grande produzione di anidride carbonica che stiamo gettando in atmosfera acidificasse i mari e i coccolitofori, che hanno un guscio calcareo, non riuscissero più a formarlo...cosa succederebbe?
Data la "cultura" dominante la risposta certa sarebbe "E chi se ne frega dei cocco...litofori, delle diatomee e dei dinoflagellati... Che roba è ?"
Certo queste "robe" non interessano culturalmente una società del mondo, come quella umana che, con tutti i suoi miti, i suoi Guru e i suoi Pastori, continua a coltivare delle teste destinate a sragionare perché continuano di fatto a sentirsi fuori dal mondo.
giovedì 19 settembre 2013
IDENTITA'
Sono seduto al centro del piccolo giardino di un mio amico. Sono io che gli ho trasmesso la passione per le piante. Così, tutt'intorno, mi ritrovo varie "aromatiche" che ha preso da me. Un Elicriso, una Ruta, un Rosmarino, una Lavanda, una Santolina, una Salvia comune, una Salvia sclarea, un Assenzio, una Maggiorana, una Melissa....., una Calendula.
Da ognuna prendo una foglia. Con ordine: da una pianta all'altra.
Da ognuna prendo una foglia. Con ordine: da una pianta all'altra.
Tutte emanano odori intensi, forti, penetranti. Alcuni decisamente gradevoli, persino inebrianti. La distinzione degli odori è netta. Ciascuno sembra forte e intenso che più non si può. E invece il successivo procura la stessa decisa impressione. E' evidente: la forza del loro odore non è che l'espressione della forza della loro identità. Un'identità di universi biologici e chimici distinti, impegnati, ciascuno con i suoi specifici mezzi, nella lotta per la vita.
Che sia quella del naso una via per rendersene conto?
domenica 25 agosto 2013
COM'E' GRANDE IL MARE !
Com'è grande il mare! E com'è antico il mare!
Certo è che tutte le piante terricole (dico terricole e non terrestri perché terrestri lo sono anche quelle marine) sono piante marine trasformate. Per la precisione alghe che sono riuscite a sopravvivere fuori dall'acqua salata.
Nell'acqua le alghe non hanno bisogno di sostegno e non devono procurarsi acqua e sali minerali perché ci vivono immerse. Gli basta ancorarsi, fluttuare con le onde o resistergli e assorbire da tutta la loro superficie.
Alle loro discendenti terricole serve invece il sostegno legnoso, un apparato drenante per succhiare acqua dal terreno e restarvi solidamente impiantate, un'impermealizzazione di contorno per non disperderla, un sistema di vasi conduttori per portare acqua dalle radici alle foglie e zuccheri e altre sostanze elaborate dalle foglie alle radici.
Gli specialisti di botanica vi dimostrerebbero nei dettagli come l'anatomia delle piante terricole si sia edificata sulla base dell'anatomia delle piante marine.
Le nostre piante, quelle che ci circondano, sono letteralmente delle stupende alghe nel vento.
E il mare sono riuscite a portarselo dentro. A riformarselo dentro. Nelle concentrazioni saline dei loro liquidi interni. Come noi del resto.
La storia è un seguito ininterrotto di trasformazioni, ma lungo un filo che non può né interrompersi né contraddirsi.
Miliardi di anni fa le prime cellule si sono formate chimicamente nel mare.
Per miliardi di anni hanno continuato ad evolversi nel mare e hanno imposto a tutte le cellule di tutti gli esseri di questo pianeta di continuare a essere circondate dal mare.
Non a caso anche il sangue umano ha quella stessa identica concentrazione salina.
E questo è il vero "mare nostrum".
Quali esseri terricoli, attuali e transitori, noi umani dovremmo cominciare a vederci per quello che siamo.
Certo è che tutte le piante terricole (dico terricole e non terrestri perché terrestri lo sono anche quelle marine) sono piante marine trasformate. Per la precisione alghe che sono riuscite a sopravvivere fuori dall'acqua salata.
Nell'acqua le alghe non hanno bisogno di sostegno e non devono procurarsi acqua e sali minerali perché ci vivono immerse. Gli basta ancorarsi, fluttuare con le onde o resistergli e assorbire da tutta la loro superficie.
Alle loro discendenti terricole serve invece il sostegno legnoso, un apparato drenante per succhiare acqua dal terreno e restarvi solidamente impiantate, un'impermealizzazione di contorno per non disperderla, un sistema di vasi conduttori per portare acqua dalle radici alle foglie e zuccheri e altre sostanze elaborate dalle foglie alle radici.
Gli specialisti di botanica vi dimostrerebbero nei dettagli come l'anatomia delle piante terricole si sia edificata sulla base dell'anatomia delle piante marine.
Le nostre piante, quelle che ci circondano, sono letteralmente delle stupende alghe nel vento.
E il mare sono riuscite a portarselo dentro. A riformarselo dentro. Nelle concentrazioni saline dei loro liquidi interni. Come noi del resto.
La storia è un seguito ininterrotto di trasformazioni, ma lungo un filo che non può né interrompersi né contraddirsi.
Miliardi di anni fa le prime cellule si sono formate chimicamente nel mare.
Per miliardi di anni hanno continuato ad evolversi nel mare e hanno imposto a tutte le cellule di tutti gli esseri di questo pianeta di continuare a essere circondate dal mare.
Non a caso anche il sangue umano ha quella stessa identica concentrazione salina.
E questo è il vero "mare nostrum".
Quali esseri terricoli, attuali e transitori, noi umani dovremmo cominciare a vederci per quello che siamo.
lunedì 19 agosto 2013
DEBITORI INSOLVENTI
Debitori insolventi non paghiamo il nostro debito esistenziale con le piante.
Anzi, accecati dai nostri miti e quindi forti nell'arte del saccheggio, stiamo tagliando dalla parte del tronco il ramo su cui siamo seduti.
L'evoluzione della nostra "famiglia" è avvenuta nelle foreste fra i rami degli alberi, ma poi, anche le erbe hanno giocato per noi un ruolo non meno essenziale.
L'adattamento alla savana ha infatti portato i nostri predecessori diretti alla stazione eretta.
E' dalla conquista di questa particolare postura imposta dall'ambiente (basata anzitutto sulle modifiche del piede e del bacino) -e solo da tale conquista- che ha potuto avere inizio la nostra storia speciale.
Molto più tardi, le piante erbacee sono state ancora una volta alla base di un'altra nostra rivoluzione, questa volta economica.
La scoperta della loro coltivabilità, infatti, insieme alla diffusione delle pratiche che vi sono connesse, hanno consentito la nascita dell'agricoltura e quindi la formazione di quei surplus alimentari su cui si è fondata la crescita numerica della nostra specie insieme alla formazione di tutti quegli aggregati che chiamiamo urbani.
Anzi, accecati dai nostri miti e quindi forti nell'arte del saccheggio, stiamo tagliando dalla parte del tronco il ramo su cui siamo seduti.
L'evoluzione della nostra "famiglia" è avvenuta nelle foreste fra i rami degli alberi, ma poi, anche le erbe hanno giocato per noi un ruolo non meno essenziale.
L'adattamento alla savana ha infatti portato i nostri predecessori diretti alla stazione eretta.
E' dalla conquista di questa particolare postura imposta dall'ambiente (basata anzitutto sulle modifiche del piede e del bacino) -e solo da tale conquista- che ha potuto avere inizio la nostra storia speciale.
Molto più tardi, le piante erbacee sono state ancora una volta alla base di un'altra nostra rivoluzione, questa volta economica.
La scoperta della loro coltivabilità, infatti, insieme alla diffusione delle pratiche che vi sono connesse, hanno consentito la nascita dell'agricoltura e quindi la formazione di quei surplus alimentari su cui si è fondata la crescita numerica della nostra specie insieme alla formazione di tutti quegli aggregati che chiamiamo urbani.
giovedì 25 luglio 2013
STROMATOLITES
O Sole mio!! Il Sole.
Si fa per dire..o per cantare...
Ma se proprio, psicologicamente parlando, il Sole dev'essere di qualcuno, direi che è piuttosto delle piante (microscopiche e no) che nostro.
Immenso, tanto grande da contenere -non si direbbe- 3.000.000 di Terre, il Sole è una struttura (si chiama Stella) sede di un'esplosione che annichila ogni secondo 4.600 tonnellate di materia spargendo intorno a sé, da miliardi di anni, un'enormità di radiazioni.
E intorno alla stella Sole, guarda caso, c'è anche la Terra.
Qui, più di 3 miliardi di anni fa, delle cellule batteriche sono riuscite a strutturarsi in modo da sfruttare una frazione della radiazione solare per vivere.
Fu LA GRANDE SVOLTA.
La fonte energetica era enorme, praticamente inesauribile.
E la vita poté esplodere.
I mari si riempirono di questi batteri che, tipicamente, si aggregarono in formazioni stratificate chiamate STROMATOLITI, del tipo di quelle raffigurate.
Fu un fenomeno globale.
Il prodotto di scarto di quelle formazioni era un gas tossico: l'ossigeno.
Lo diffusero nei mari e poi, una volta saturati i mari, fecero altrettanto con l'atmosfera.
E così noi, che respiriamo appunto ossigeno, possiamo viverci.
E' certo che, senza di loro, senza la loro attività vitale, noi non ci saremmo.
Ed è anche certo che la storia e l'immagine delle stromatoliti e dei cianobatteri che le formarono, dovrebbero essere presenti e note a tutti. Formare una consapevolezza generale, a cominciare dai giovani.
Ma così non è.
Noto a tutti c'è invece un innaturale mito umanizzato di Creazione.
C'è da chiedersi dove sta l'impostura.
E perché mai alla storia reale la nostra specie preferisca inesorabilmente una facile e tranquillizzante storia virtuale.
Si fa per dire..o per cantare...
Ma se proprio, psicologicamente parlando, il Sole dev'essere di qualcuno, direi che è piuttosto delle piante (microscopiche e no) che nostro.
Immenso, tanto grande da contenere -non si direbbe- 3.000.000 di Terre, il Sole è una struttura (si chiama Stella) sede di un'esplosione che annichila ogni secondo 4.600 tonnellate di materia spargendo intorno a sé, da miliardi di anni, un'enormità di radiazioni.
E intorno alla stella Sole, guarda caso, c'è anche la Terra.
Qui, più di 3 miliardi di anni fa, delle cellule batteriche sono riuscite a strutturarsi in modo da sfruttare una frazione della radiazione solare per vivere.
Fu LA GRANDE SVOLTA.
La fonte energetica era enorme, praticamente inesauribile.
E la vita poté esplodere.
I mari si riempirono di questi batteri che, tipicamente, si aggregarono in formazioni stratificate chiamate STROMATOLITI, del tipo di quelle raffigurate.
Fu un fenomeno globale.
Il prodotto di scarto di quelle formazioni era un gas tossico: l'ossigeno.
Lo diffusero nei mari e poi, una volta saturati i mari, fecero altrettanto con l'atmosfera.
E così noi, che respiriamo appunto ossigeno, possiamo viverci.
E' certo che, senza di loro, senza la loro attività vitale, noi non ci saremmo.
Ed è anche certo che la storia e l'immagine delle stromatoliti e dei cianobatteri che le formarono, dovrebbero essere presenti e note a tutti. Formare una consapevolezza generale, a cominciare dai giovani.
Ma così non è.
Noto a tutti c'è invece un innaturale mito umanizzato di Creazione.
C'è da chiedersi dove sta l'impostura.
E perché mai alla storia reale la nostra specie preferisca inesorabilmente una facile e tranquillizzante storia virtuale.
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